Sergio Agosti

Le opere

I primi soggetti di Agosti sono paesaggi e figure dai colori forti e dagli impasti densi, molti i ritratti e gli autoritratti su cui innesta una sintesi formale ed una vividezza timbrica espressionistica.

Nel 1956 l’artista si orienta sull’informale, focalizzandosi sull’uso della linea, del colore e sulla definizione dello spazio, approdando a paesaggi estremizzati per strati di colore. Nelle opere realizzate a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, si riscontra un’influenza polimaterica e si trova anche una novità tecnica che Agosti non abbandonerà più, ma rinnoverà nel corso della sua ricerca artistica: il collage. Nelle sue opere trovano infatti spazio inserti matrici come sabbia, carte giapponesi con le fibre bene in vista, tasselli da mosaico, veline, cartoni strappati irregolarmente. Nuovi materiali che si accordano a quelli tradizionali e rispondono all’esigenza di guardare alle cose in modo nuovo. 

Dal 1973 annulla quasi totalmente il colore, privilegiando il bianco e il nero. Compaiono slabbrature, spaccati profondi, strappi digradanti. Negli anni 1975 e 1976 varie le indagini sul monocromo, per lo più incentrate sui corpi sporgenti e sulla sbrecciatura del materiale. Agosti è attratto da un nuovo materiale: il filo di lana o di cotone sbarbagliato e tinto con colori cangianti. Lo innesta sui fondali come segno unico, combinato con altri minimi interventi disegnativi. Sono gli anni in cui ha origine, sulla scia della Fiber Art, il ciclo ambiguità del segno, costituito da pietre cucite con morbidi fili di lana.

Negli anni ’80 la tecnica mista viene complicata e arricchita da una velinatura di carta di riso o di lino: una nuova superficie su cui intervenire con chine, grafite, pigmenti e minerali in polvere. 

Nelle opere del 1992-95 il segno si spezza in brevi tratti, i colori accentuano le variazioni. La composizione più che mai non è preordinata e manca di una struttura di appoggio: gli elementi sono sospesi, i segni sono liberi di fluttuare, profili e crinali coesistono con larghe stesure di colore. La preoccupazione principale è spingere lo sguardo il più lontano possibile. 

Dal 1997 radicali i mutamenti: l’inquietudine entra nella composizione, il colore tende a chiudersi in forme rettangolari, i segni si fanno più marcati, zone scure si contrappongono a zone luminose, compaiono limiti e chiusure. Una sorta di disorientamento delle cose nello spazio. 

La pittura di Agosti va vista in una prospettiva di evoluzione: un quadro non è mai un punto fermo, ma il momento di un percorso ancora in gran parte sconosciuto.